Etiopia: nuovi scontri nel nord del Paese, cresce la preoccupazione per i cristiani
Etiopia: nuovi scontri nel nord del Paese, cresce la preoccupazione per i cristiani
Lo scorso 22 settembre sono ripresi i combattimenti nel nord dell’Etiopia, principalmente nelle regioni del Tigray e dell’Amhara. Le conseguenze di questo conflitto rischiano di aggravare ulteriormente le difficoltà delle comunità cristiane presenti nell’area.
Gli scontri vedono contrapposti il governo etiope e sette gruppi di opposizione che hanno formato l’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza (EPFAS). Le tensioni affondano le loro radici nelle conseguenze irrisolte della guerra del Tigray, terminata nel 2022 con l’accordo di pace di Pretoria, che ha lasciato dietro di sé centinaia di migliaia di vittime.
Nei primi giorni del conflitto, i numeri raccontano di una situazione in rapido declino. Secondo stime non verificate, oltre 700 persone hanno ricevuto cure per ferite riportate nei combattimenti, più di 600 avrebbero perso la vita e circa 150.000 sarebbero state costrette a lasciare le proprie case.
La violenza sembra inoltre estendersi oltre le aree tradizionalmente coinvolte nel conflitto. Nella notte del 1° ottobre, diversi residenti e fonti diplomatiche hanno riferito di esplosioni nella capitale Addis Abeba. Al momento non esiste una conferma ufficiale sulla loro natura né sui possibili responsabili, ma l’accaduto ha contribuito ad aumentare ulteriormente un clima già elevato di tensione.
Secondo i partner locali di Porte Aperte, l’atmosfera nella capitale è tesa, con misure di sicurezza rafforzate.
Nel nord del Paese, gli ospedali della regione del Tigray hanno registrato un forte aumento dei feriti, Medici Senza Frontiere riporta di centinaia di persone colpite dai combattimenti e per questo ricoverate nell’arco di pochi giorni.
Molti cristiani, specialmente membri della Chiesa Ortodossa Etiope e di alcuni gruppi evangelici, vivono in aree già colpite dagli effetti devastanti della guerra. In diverse di queste, infatti, la popolazione dipende prevalentemente dalle attività legate al turismo, un settore che ha subito pesanti contraccolpi a causa dell’insicurezza persistente.
La ripresa delle ostilità rischia quindi di compromettere ulteriormente i mezzi di sostentamento di molte famiglie cristiane, già provate da anni di violenze e incertezza. Oltre alle difficoltà economiche, i cristiani appartenenti a gruppi minoritari risultano particolarmente vulnerabili, specialmente quando l’accesso agli aiuti, alla protezione e alle risorse primarie diventa più difficile.
Secondo la World Watch List 2026, l’Etiopia occupa il 36° posto tra i Paesi in cui è più difficile vivere liberamente la propria fede cristiana.
Chiediamo di pregare per la pace in Etiopia e per i cristiani che continuano a vivere la propria fede nel mezzo dell’incertezza e delle conseguenze della guerra.


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