Secondo un rapporto dell’ONU diffuso martedì 5 novembre, più di 200 fosse comuni contenenti i resti di migliaia di persone uccise dallo Stato Islamico sono state scoperte nell’Iraq settentrionale e occidentale.

Il rapporto dell’Assistance Mission dell’ONU per l’Iraq (UNAMI) e dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), documenta l’esistenza di 202 fosse comuni nei governatorati di Ninive, Kirkuk, Salah al-Din e Anbar. Il contenuto delle fosse sembra variare da otto a quelli che potrebbero essere migliaia di corpi. Il documento sottolinea che le prove raccolte nel processo di riesumazione saranno cruciali per perseguire i combattenti dello Stato Islamico e che permetteranno alle famiglie delle vittime di capire cosa sia successo ai loro familiari scomparsi. A sostegno delle famiglie in lutto, l’UNAMI richiede la creazione di un registro delle persone scomparse e l’avvio di un Ufficio Federale dedicato.

“Il perseguimento della verità e della giustizia richiede l’adeguata conservazione, lo scavo e la riesumazione dei siti di sepoltura di massa, oltre che l’identificazione dei resti delle molte vittime e la loro restituzione alle famiglie” afferma il rapporto.

Per raggiungere questo obiettivo, inoltre, sono stati richiesti alla comunità internazionale maggiori risorse e supporto tecnico adeguato. I terroristi dello Stato Islamico hanno invaso l’Iraq nel 2014, conducendo una campagna di terrore contro i non musulmani: lasciare il territorio o affrontare l’esecuzione, costringendo la maggior parte della popolazione, compresi i cristiani della piana di Ninive, nel nord dell’Iraq, a fuggire per sopravvivere. Migliaia di persone sono state torturate e uccise. A marzo di quest’anno, le forze di sicurezza nazionali hanno scoperto i resti di 40 cristiani in una fossa comune nella città irachena di Mosul, mentre a luglio, Human Rights Watch, ha richiesto supporto per il ritrovamento di diverse fosse comuni nella città di Raqqa, nel nord della Siria.

Porte Aperte ha da tempo lanciato una campagna di preghiera pluriennale per la Chiesa in Medio Oriente. “Abbiamo bisogno di copertura in preghiera ogni giorno!“, afferma un pastore locale parlando in nome delle tante famiglie di sfollati in Iraq. Tanto sfollati e profughi quanto chi ritorna in zone riconquistate all’ISIS, hanno bisogno delle nostre preghiere e del nostro aiuto.