Kirghizistan: nuova ondata di repressione contro la libertà religiosa colpisce la Chiesa Battista a Bishkek
Kirghizistan: nuova ondata di repressione contro la libertà religiosa colpisce la Chiesa Battista a Bishkek
Lo scorso 14 settembre, alcuni agenti del Comitato per la Sicurezza Nazionale (NSC) del Kirghizistan, insieme a funzionari dell’Agenzia Nazionale per gli Affari Religiosi e le Relazioni Interetniche, hanno fatto irruzione durante la funzione domenicale di una chiesa battista a Bishkek, capitale del Paese.
Durante il raid, le autorità hanno filmato l’intera celebrazione e sequestrato materiale religioso per una presunta “analisi esperta”. Secondo quanto riportato dall’agenzia Forum 18, Ibrahim Akunov, funzionario dell’Agenzia Nazionale, ha minacciato i membri della Chiesa di chiusura immediata. “Ha urlato che avrebbe chiuso la Chiesa mentre filmava i bambini che giocavano nel cortile. Questo ha spaventato molti di noi, soprattutto i più piccoli,” hanno riferito alcuni fedeli.
Il pastore Dmitri Golovin e il diacono Aleksey Demchenko sono stati portati alla stazione di polizia locale, dove l’agente Izzat Ozubekov ha redatto un verbale per violazione dell’articolo 142, parte 7 del Codice delle Violazioni, che punisce l’attività religiosa non registrata. Entrambi sono stati multati con una somma pari a circa due settimane di salario medio. Il tribunale distrettuale di Sverdlov esaminerà il loro ricorso il 17 ottobre.
Le autorità non hanno fornito spiegazioni ufficiali sul raid, rifiutandosi di commentare l’accaduto.
Purtroppo, questo non è un episodio isolato all’interno del Paese: dieci mesi fa, membri della Chiesa Avventista di Bishkek sono stati arrestati e torturati. Il loro pastore, Pavel Shreider, è stato condannato a tre anni di carcere e la sua comunità è stata bandita in quanto “organizzazione estremista”. A settembre, Shreider è stato trasferito in un ospedale penitenziario in gravi condizioni.
Cinque Relatori Speciali delle Nazioni Unite, tra cui Nazila Ghanea (Relatrice sulla Libertà di Religione o Credo), hanno scritto al governo kirghiso denunciando arresti, torture e la criminalizzazione della fede. Hanno ribadito che l’obbligo di registrazione per le comunità religiose è incompatibile con l’articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sulla Libertà di Religione e Credo.
Nonostante questo, il 1° settembre scorso, l’Agenzia Nazionale ha annunciato la sospensione delle attività di dieci organizzazioni religiose, tra cui quattro cristiane protestanti, accusate di “violazioni sistematiche” della legge sulla religione. Alcuni cristiani locali ipotizzano che si tratti di un avvertimento per tutte le comunità religiose affinché si conformino a un controllo sempre più rigido da parte delle autorità.
Il Kirghizistan, alla posizione numero 47 delle nazioni in cui i cristiani subiscono maggiore persecuzione, sta intensificando la repressione contro le comunità religiose non registrate, minacciando gravemente la libertà di culto.
Chiediamo di pregare per i cristiani in Kirghizistan, affinché possano continuare a vivere e condividere la propria fede con coraggio nonostante le intimidazioni e le persecuzioni da parte del governo.


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