Il Medio Oriente è in fiamme. Dal 25 marzo  è ufficialmente esplosa un’altra guerra in questa regione surriscaldata: aerei sauditi e di altri paesi arabi hanno bombardato le postazioni in Yemen dei ribelli sciiti Houthi, che nelle ultime settimane avevano preso il controllo della capitale Sana’a e di altri territori nell’ovest del paese. A quanto pare il presidente Hadi, eletto nel 2012 dopo la fine del regime di Saleh, non è riuscito a formare un governo stabile che includesse anche i gruppi discriminati dal precedente regime (tra cui i ribelli Houthi appunto e le forze separatiste del sud) e ciò ha scatenato la loro reazione. La situazione in Yemen è resa ancor più complessa dalla presenza di al Qaeda in Yemen, che controlla alcuni territori nel sud del paese. Dunque gli attori in gioco sono molti, anche se alcuni media tendono a semplificare affermando che lo Yemen è di nuovo diventato scenario di guerra tra sciiti (sostenuti dall’Iran) e sunniti (wahhabiti sostenuti dall’Arabia  Saudita).


Ma in questo caos come vivono i pochi cristiani yemeniti?


Secondo le nostre informazioni, i credenti nazionali e stranieri non sembrano paralizzati dalla paura della guerra civile in atto, e rimangono attivi nell’incontrarsi (per incoraggiarsi l’un l’altro) e nel condividere (quando possibile) la loro fede con altri. Lo Yemen è 14° nella WWList 2015 e il livello di persecuzione è elevato. La maggioranza dei cristiani è straniera e sono percepiti come intrusi dall’identità nazionale e tribale. Diminuiti nel periodo post Primavera Araba per via dell’instabilità della regione, essi vivono solitamente separati dalla società islamica: prima di questi recenti sviluppi potevano praticare la fede in maniera controllata (quindi non totalmente liberi), ma non potevano fare nessun tipo di proselitismo.


Invece i cristiani locali, quindi i musulmani convertiti, devono vivere la fede nel segreto, vengono gravemente perseguitati dalle autorità (detenzione), dalla famiglia e dai gruppi islamici radicali, che minacciano di morte gli apostati, se non ritornano all’islam. Storicamente, gli estremisti di Al Qaeda in Yemen hanno ucciso, rapito e attaccato i cristiani in numerose occasioni.


La guerra in atto inevitabilmente crea tensione e mancanza di sicurezza, ma come dicevamo sappiamo che i cristiani yemeniti stanno reagendo continuando le loro attività, pregando per la nazione e in particolar modo, pregando perché persino la guerra possa trasformarsi in un’occasione per diffondere il messaggio di Gesù.

La guerra in Yemen fa scivolare il paese ancor più nel caos. Tanti gli attori in campo, per l’ennesima tensione tra sciiti e sunniti. I credenti nazionali e stranieri non sembrano paralizzati dalla paura e rimangono attivi nell’incontrarsi e nel condividere la loro fede con altri