La pandemia di Covid-19 sta toccando l’intero pianeta e preoccupa intere popolazioni, ma in alcuni casi può portare con sé anche qualcosa di positivo, come testimoniano i cristiani in Uzbekistan.

L’Uzbekistan è il Paese dell’Asia centrale dove i cristiani subiscono maggiore oppressione. Quest’anno si trova al 18° posto della World Watch List (l’indice mondiale dei paesi in cui c’è maggiore persecuzione contro i cristiani). Sebbene la libertà di religione sia sancita dalla Costituzione, essa non esiste nella realtà quotidiana. Le chiese sono controllate pesantemente da parte delle autorità e le retate della polizia sono frequenti. Ma le cose sono cambiate da quando l’epidemia di Covid-19 è comparsa nel paese.

Anche l’Uzbekistan, come molte altre nazioni, ha chiuso le frontiere e ha imposto una serie di comportamenti utili per il contenimento della diffusione del virus. Le strade della città sono quasi vuote, senza mezzi pubblici. Naturalmente, tutte le funzioni religiose sono vietate e si svolgono solo online, quando possibile. Con sorpresa da parte di tutti però, le autorità hanno chiesto ai cristiani di riunirsi nelle case e in famiglia, cosa che prima era assolutamente proibita! Una vera manna dal cielo per le piccole comunità non ufficiali, di solito in balia della repressione della polizia.

Solo i grandi supermercati e i mercati funzionano. Ma nessuno sa come sopravvivere. La maggior parte delle persone si ritrovano senza lavoro, senza reddito e senza il sostegno statale. Così alcuni cristiani hanno comprato del cibo e hanno fatto visita alle famiglie povere del loro quartiere, per offrire un pacco di viveri. Un’azione amorevole che ha toccato profondamente le persone. In una settimana, dieci persone hanno accettato Gesù. Uno dei cristiani coinvolti in questa distribuzione ha detto: “In un momento così difficile, dobbiamo essere molto saggi e attenti, e seguire tutte le regole di sicurezza sanitaria. Ma allo stesso tempo non vogliamo avere paura e nasconderci“. Poi ha aggiunto: “Vogliamo portare luce e speranza, sostenere i bisognosi ed esprimere l’amore di Dio alla gente“.

Poiché è vietato uscire di casa senza mascherina, altri cristiani hanno acquistato un centinaio di mascherine e le hanno distribuite gratuitamente per strada, cogliendo l’occasione per condividere il Vangelo.

La situazione è quasi identica nei paesi vicini. Anche lì i cristiani stanno prendendo iniziative per sostenere la popolazione spaventata. In Kazakistan, ad esempio, la gente guarda con interesse i film cristiani che sono stati condivisi online. I cristiani in Kirghizistan si organizzano attraverso internet o in piccoli gruppi nelle case per pregare. Essi sostengono anche i più poveri con alcune confezioni di cibo. Durante le ultime domeniche in Russia, i cristiani della maggior parte delle chiese si sono uniti in preghiera per il Paese e per il mondo.

L’emergenza mondiale, fonte di così tanto sconvolgimento, è anche un fattore di unità tra i cristiani, perseguitati o meno. Uniamoci in preghiera con i cristiani dell’Asia centrale e cogliamo le opportunità offerte da questa situazione per esprimere l’amore di Dio al prossimo.